Credo che siamo a meno cinque. Quindi il 4 marzo, quindi il 5 marzo e finalmente questa fiacca stanca incoerente meschinella incolta competizione elettorale si chiude. Se punto in più punto in meno si verificheranno i risultati che i sondaggi finché pubblici hanno preannunciato, i giochi direi sono già belli e fatti: nessuno con più del 40% e di conseguenza scatterebbe la parte migliore - per me - del Rosatellum, la mirabile legge novellamente democratica. Come dire, nessun culto della personalità, nessuno che possa gridare: qui comando io: nessuna barriera invalicabile tra agglomerati di opposte ideologie o di contrapposto moralismo. Quell'acuto demone politico a nome Massimo D'Alema, lo ha già preannunciato: avremo il governo del Presidente. Che significa? che l'area 'moderata' o 'centrista' che dir si voglia, insomma in medio stat virtus, si consorzierà apparendo divisa e inconciliabile e governerà - a mio avviso bene - per i prossimi cinque anni. Vedo insomma l'area berlusconiana, quella renziana e l' appendice grassiana ben strette attorno all'Uomo del Presidente ( Gentiloni?) così come polemiche distanti e divise nel teatrino della politica, TV, stampa, mass media. Berlusconi saprà bene addomesticare la successione di Draghi - cosa per noi di vitale importanza - e D'Alema saprà ben sistemare la BI di Visco per riaprire i giochi di ingegneria finanziaria alla Guido Carli (prestiti compensativi e risconti sotto fascia) in modo da riassettare gli equilibri bancari con grossi apporti di liquidità e bandendo questa teoria di patrimoni adeguati che non consentono operazioni baciate e sofferenze inventate da squilibrati ispettori di Via Nazionale 91. Basta insomma con salvataggi bancari a carico dell'erario ma superamento delle ineludibili crisi in modo endogeno, con provvide misure di ristoro o cose simili che la fertile fantasia italica riesce ad inventarsi con mirabolante facilità. Calogero Taverna
Ne manca uno per fare trecento. Trecento riesumazioni, proverbi, strambotti, rime baciate e detti magari sconclusionati . Nelle lunghe serate invernali al Circolo Unione uomini noti, professionisti e perdigiorno stavano a cercare di rammentarsi l'un l'altro la vecchia saggezza popolare di questa gran terra di Racalmuto. Noi ricordiamo Peppi Buscarinu, Totu Garlisi, Cicciu Marchisi, Nnaziu Pitruottu, Liddru Savatteri, Totu Scimé, Jachinu Farrauto, Guglielmu Schillaci, Tanu Matina, Tanu Jacunu. Altri sono pure gli autori ma non c'erano nei rari momenti che potevo frequentare il Circolo Unione. Il Circolo Unione è gloriosa quasi bisecolare istituzione racalmutese. Galantuomini e Do che fossero, maniaci per inesistenti blasoni, quel che volete ma da lì passa l'ìntera cultura racalmutese. Richiamare sino alla noia Sciascia e il suo Circolo della Concordia è stucchevole. Del resto Sciascia al Circolo lascia una traccia ma è quella ormai straconsunta della su...
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